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"Una mente bella vive in un mondo bello"

Salviamo i corpi. Pazienza per i cervelli

Siamo in emergenza. La comunità scientifica in ambito psicologico e psichiatrico non ha dubbi: finita l’emergenza per il virus dovremo confrontarci con quella psicologica.

I dati sono allarmanti. L’aumento dei disturbi psichiatrici comincia ad essere evidente ed era segnalato fin dall’inizio di aprile. È infatti relativa ai primi giorni del lockdown la notizia di un aumento significativo dei trattamenti sanitari obbligatori dovuti all’emergere di disturbi psicotici. Perfino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente segnalato il problema: ci dovremo aspettare, nei prossimi mesi, un aumento dei disturbi psicologici di varia natura, un probabile aumento dei tentativi di suicidio, un aumento degli agiti aggressivi nelle famiglie disfunzionali.

Questo soltanto per parlare dei casi più gravi ma nella normalità, già attualmente, sussistono condizioni di sofferenza psicologica che si manifestano con stati d’ansia, disturbi del sonno, irritabilità, sintomi depressivi. 

APPRENDISTI AUTISTICI

A questo dobbiamo aggiungere una inevitabile deriva “autistica” che l’imposto distanziamento sociale sta lentamente provocando nei soggetti più fragili. Infatti, già precedentemente all’emergenza coronavirus, esisteva un’ampia popolazione di persone che chiedeva un aiuto psicologico per difficoltà nella relazione. Le difficoltà relazionali rispetto ai contesti sociali sono uno degli aspetti più preoccupanti dell’epoca attuale, a prescindere dall’emergenza coronavirus. Adesso però, per tutta la durata del lockdown e forse anche oltre, queste persone non avranno la possibilità di affrontare le loro paure, di confrontarsi con la dimensione della socialità sviluppando modelli di interazione con gli altri che siano funzionali e che gli permettano di superare i loro blocchi. Saranno, invece, spinti ad incrementare i loro comportamenti di evitamento sociale e questo, in persone che manifestano già delle difficoltà di questo tipo, può significare l’impossibilità di superare il problema e di raggiungere così una buona dimensione di funzionamento psicologico.

VITAMINE PER L’ANSIA

Qualcosa di simile si può dire per coloro che già soffrivano i disturbi d’ansia, nella loro forma più grave: gli attacchi di panico. In molti casi, ad esempio, gli attacchi di panico si manifestano in relazione alla prospettiva di uscire, di andare in luoghi dove si trovano molte persone (agorafobia). La psicoterapia di questo tipo di problema prevede che si aiuti la persona ad affrontare ciò che la spaventa, che la si guidi a vincere gradualmente la paura di trovarsi in mezzo agli altri. Si può facilmente immaginare come il lockdown e il distanziamento sociale agiscono in maniera esattamente contraria a ciò che potrebbe aiutare chi soffre di questo problema.

A CACCIA DEL MICROBO

La cosa non è poi diversa per i disturbi ossessivo-compulsivi, soprattutto nelle versioni della paura dello sporco e della paura delle malattie. In questi casi il paziente è ossessionato dal pensiero di sporcarsi o contagiarsi; e per questo adotta rituali di lavaggio e disinfezione onerosi e a volte dannosi per la propria salute. Ad esempio questo tipo di paziente può arrivare a lavarsi continuamente le mani fino a danneggiare l’epidermide. Nel caso della paura delle malattie, la ben nota ipocondria, vi è una condizione di continua paura di essere ammalati in una qualche forma difficile da diagnosticare.

Si può ben comprendere come, anche in questi casi, la condizione di allarme collettivo dilagante e le misure obbligatorie adottate agiscano in modo da amplificare le paure e le angosce che già attanagliano la vita di queste persone.

Appare poi probabile che, nelle persone che non presentavano sintomi psicopatologici precedentemente alla pandemia, possano verificarsi, in un prossimo futuro, i sintomi di quello che viene definito Disturbo Post-Traumatico da Stress, ovvero un insieme di disturbi a base ansiosa frutto della prolungata esposizione al potenziale pericolo di ammalarsi e al continuo bombardamento di notizie negative.

QUANDO PER GUARDARE IL TOPO NON SI VEDE L’ELEFANTE

Il quadro non è certo dei migliori ma ciò che risulta più preoccupante è che sia stata evidentemente assente una qualche valutazione preventiva di quelle che potevano essere le conseguenze di certi provvedimenti sul piano psicologico. Ma, in fondo, è una caratteristica del nostro tempo quella di parcellizzare la persona riducendola ad una dimensione gestibile in termini digitali e burocratici.

Il sig. Rossi non è una persona, con la sua psiche, con i suoi progetti, con le sue fragilità, con i suoi sogni. Semplicemente è un codice fiscale, un numero nelle statistiche, un possibile posto in terapia intensiva, una frazione di grammo nelle percentuali del PIL.

Dunque questo approccio consentirà forse risultati epidemiologici di pregio ma di certo non conduce verso il benessere psicologico.

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Dott. Federico Milione - Mindesigner
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