Mindesigner

"Una mente bella vive in un mondo bello"

MINDESIGN, progettare la vita

D) Buongiorno, Federico, con oggi iniziamo un percorso di conoscenza sulla mente umana. Conoscersi dovrebbe essere una cosa normale, per tutti, ma forse non è proprio così, giusto?

R) In effetti siamo portati a pensare che lo debba essere ma non è così. Conoscersi è frutto di un percorso di saggezza che in parte compiamo autonomamente ma a volte è utile ricevere l’aiuto di un esperto in questo, soprattutto se ci si trova in difficoltà a gestire un momento particolare della propria vita.

D) Abbiamo intitolato questo spazio di riflessione sul mondo della psicologia umana ,“Mind Design, progettare la vita”, che significato dai a questo titolo?

R) Ho proposto questo titolo perché rappresenta un messaggio positivo. Solitamente quando si parla di psicologia si tende a dare più spazio agli aspetti di sofferenza psicologica, per la quale la psicoterapia rappresenta certamente una risposta, ma vorrei ricordare come le scienze psicologiche ci diano un ottimo spunto anche relativamente alla crescita personale, che tra le altre cose è anche, in molti casi, il frutto successivo di un lavoro di psicoterapia, che magari viene iniziato per superare un momento di crisi. La progettualità è un aspetto fondamentale se parliamo di benessere psicologico: è importante avere un atteggiamento propositivo e rivolto al futuro se vogliamo trarre soddisfazione dalla nostra vita.

D) Dovremmo quindi avere una direzione, un obiettivo sempre davanti a noi, giusto? Ma gli obiettivi sono diversi per ognuno e cambiano nel corso del tempo, come si può, quindi mantenere sempre attiva questa progettualità?

R) In una parola dobbiamo pensare di avere un obiettivo sopra tutti gli altri, un qualche cosa che rappresenti uno scopo generale nel guardare avanti. Io amo definirlo “la mente bella”.

D) Questo è davvero interessante! Che intendi con “mente bella”?

R) Si tratta ovviamente solo di un modo per descrivere sinteticamente un’idea complessa. Per capirci meglio dobbiamo divagare brevemente sul concetto del bello. Siamo soliti dire che la bellezza è un concetto relativo ma, se ci pensiamo bene, questo non è del tutto vero. Ci sono delle cose che presso tutti i popoli del mondo, nell’ambito di culture diversissime, sono considerate universalmente belle. In generale sono cose legate al mondo naturale e all’universo. Ad esempio i fiori o i grandi spettacoli della natura, come il mare, le foreste o il cielo stellato. Non è un caso che certe cose sono considerate universalmente belle. Ci sono lunghi e antichi studi filosofici su questo, ma tutti concordano su di un punto: la bellezza, ovvero ciò che definiamo tale, trasmette all’osservatore un senso di equilibrio, di armonia interna, e, in definitiva, di efficacia ed efficienza. L’armonia dell’universo non la possiamo comprendere completamente con le nostre attuali conoscenze scientifiche ma, nonostante questo, la percepiamo ugualmente, e la definiamo bella. Quindi, parlando di mente, usando l’aggettivo bello, intendiamo uno stato del nostro pensiero che sia in equilibrio, armonico. Naturalmente questo aggettivo non deve trarre in inganno, la mente bella non è un qualcosa da mostrare agli altri e, tanto meno, da cercare di osservare nelle persone. Si tratta invece di un’esperienza intima, personale, una percezione di armonia ed equilibrio interno, che poi si traduce in una migliore efficacia in tutto quello che facciamo, un senso di forza in tutte le nostre attività.

D) Sicuramente è un obiettivo importante e, se vogliamo, anche impegnativo. Molti percorsi meditativi o filosofici si pongono il medesimo obiettivo, in cosa possiamo considerare differente la strada proposta dalla psicologia?

R) Innanzi tutto la prima considerazione da fare è che la psicologia ha importanti basi scientifiche: pur avendo come oggetto l’essere umano e il suo pensiero è qualcosa di più di una speculazione filosofica, si tratta di una vera e propria scienza del pensiero umano. Secondariamente, l’obiettivo di un maggiore equilibrio e armonia delle varie dimensioni psicologiche è frutto di un lavoro su se stessi che, come detto, può essere autonomo o coadiuvato da un esperto ma comunque è un percorso fatto di lavoro sulla conoscenza di sé: è individuale, personalizzato, e non si basa su concetti dati “a priori” o scritti da qualche parte come rivelazione di una qualche verità.

D) Questa cosa non può che destare curiosità: una domanda fra tutte, forse la più comune, potrebbe essere riassunta in un “come si fa”?

R) Come dicevo non c’è una via uguale per tutti ed è proprio questo il suo valore. Diciamo che a partire da alcuni elementi comuni a tutti gli esseri umani, poi ognuno dovrà trovare la sua strada, l’importante è essere curiosi e credere che si possa davvero migliorare la qualità della propria vita se si è disposti ad assumere un atteggiamento attivo, evitando di rimettersi a convenzioni piuttosto che ad obiettivi decisi dal mercato o da altre forze in grado di condizionare il pensiero e le scelte. Ad ogni modo si deve sempre partire dalla propria personale esperienza di sé e del proprio mondo, magari anche sfruttando strategicamente ciò che ci accade sia di bello che di meno piacevole.

D) Siamo sicuramente desiderosi di avere qualche spunto per alimentare la nostra curiosità. Bene, continueremo a parlarne, dunque, la prossima volta. Che argomento affronteremo?

R) Parleremo del “potenziale nascosto”, cioè di come esistano risorse in ciascuno che sono sconosciute alla persona, capacità che egli crede di non possedere e che invece si manifestano magari in situazioni particolari, in modo apparentemente inaspettato. Conoscere queste risorse e saperle valorizzare può regalarci molte soddisfazioni come anche aiutarci nei momenti di difficoltà.