Mindesigner

"Una mente bella vive in un mondo bello"

I labirinti dell’anima

LO SPETTRO DIETRO ALLA PORTA

disturbo da Attacchi di Panico.

Il disturbo da Attacchi di panico è una patologia di tipo ansioso che si presenta generalmente in modo improvviso nella vita di una persona. Spesso dà luogo un’esperienza di paura di tale intensità da temere per la propria vita.

La caratteristica fondamentale del Panico è quella di essere apparentemente improvviso e incontrollabile e di lasciare la sensazione di non saper difendersi o prevenirlo.

Poiché ciò che è più evidente, durante tale esperienza, sono le sensazioni fisiche come giramenti di testa, mancanza d’aria, tachicardia, spesso le persone sono convinte di avere qualche grave problema fisico, improvviso o permanente, tale da mettere in pericolo la  propria vita o la propria capacità di essere presenti alla situazione.

Così che l’esperienza dell’attacco di panico è quella di morire improvvisamente o di impazzire, ma sempre in modo così rapido e irrefrenabile che alcuni si rivolgono anche al pronto soccorso. Spesso ciò che accade dopo è che, svolte tutte le analisi, non risulta niente di patologico a livello organico. Questo, però, invece che tranquillizzare, getta la persona in uno stato di sconforto poiché sente di essere sola rispetto alla paura provata e al timore che quanto accaduto possa succedere nuovamente. Questo è, infatti, l’aspetto più devastante del panico: la paura della paura, la paura che quella esperienza possa accadere nuovamente e all’improvviso. Questo spinge, molto spesso, ad evitare i luoghi o le situazioni dove il primo attacco di panico si è verificato e ciò comporta un progressivo diminuire della libertà di movimento. Certe volte si arriva addirittura a temere anche solamente di aprire la porta di casa, quasi, appena fuori, si nascondesse un terribile fantasma.

YIN E YANG, IL BIANCO E IL NERO, L’INCONTRO E LO SCONTRO DELLE FORZE

La crisi della coppia

Tutti, a questo mondo, desiderano essere felici. Questo desiderio è ancora più vero se si pensa al momento in cui una coppia si scambia promesse per il resto della vita.

Ma, come è esperienza di ciascuno di noi, desiderare la completa felicità è un’attività umana che spesso conduce a qualche delusione. Questo non tanto per il fatto di non essere riusciti a raggiungere un obiettivo nella sua completezza, quanto per il rapporto con le energie e l’impegno spesi.

Una celebre frase di Oscar Wilde, recita: “è con le migliori intenzioni che, a volte, si ottengono gli effetti peggiori”.

Se questo paradosso si verifica nella maggior parte delle attività umane, è ancora più verificabile per ciò che riguarda il rapporto di coppia dove, a volte, l’impegno profuso e gli entusiasmi iniziali si tramutano in delusione, vedendo l’inefficacia di tutti i tentativi fatti per consolidare e mantenere vivo il legame.

Le più antiche tradizioni culturali descrivono il maschile e il femminile come due forze opposte e, allo stesso tempo, complementari: il sole e la luna, il bianco e il nero, il giorno e la notte. L’unione di queste due dimensioni, l’unione degli opposti, è sempre identificata come la via privilegiata verso “l’attimo immobile”, al di fuori del tempo e dello spazio, quella condizione che esisteva prima dell’universo, la pura coscienza cosmica.

Nel corso dei millenni la scienza, la filosofia, la psicologia, l’arte e, più in generale, tutte le attività umane hanno glorificato e cercato nel contempo di spiegare il segreto dell’amore. Non c’è quindi da meravigliarsi se l’essere umano, nella sua inevitabile parzialità di giudizio, trovi enormi difficoltà a vivere ed interpretare il mistero dell’unione di forze così grandi. Questo non deve però scoraggiare: cercare di comprendere e lavorare al miglioramento proprio e altrui è uno dei doni più preziosi che abbiamo e che siamo chiamati ad utilizzare. Essere in coppia non è un traguardo, è un viaggio pieno di scoperte.

LA FASCINAZIONE DEL DEMONE: AVANTI E INDIETRO SULLA STESSA STRADA

Disturbo ossessivo/compulsivo, Nuove Dipendenze, Bulimia Nervosa.

Chiunque ha sperimentato, almeno una volta nella sua vita, la difficoltà ad interrompere il pensiero intorno ad un argomento, piacevole o spiacevole, al di là della volontà e delle intenzioni di “staccare”. Se, però, questa è esperienza comune, è vero che nella maggior parte dei casi la cosa si risolve spontaneamente e non arreca alcun disagio nella quotidianità di ciascuno.

A volte, tuttavia, per alcune persone in particolare, questo meccanismo si trasforma in una vera “possessione” che rende impossibile al soggetto interrompere pensieri e comportamenti apparentemente inutili.

Tali comportamenti o pensieri possono riguardare azioni quotidiane come lavarsi le mani o mangiare, ma anche attività legate alle nuove tecnologie (computer, internet, cellulare). In fondo non è importante quale sia l’oggetto di un pensiero ossessivo o di un comportamento compulsivo, quello che conta è che la persona non riesce a smettere di fare una determinata cosa o di pensare continuamente a qualcosa. L’oggetto di questi pensieri e azioni non è realmente importante e, spesso, i familiari si trovano a cercare, inutilmente, di convincere la persona sofferente a sospendere un comportamento o a pensare altro.

A volte sono i familiari a chiedere aiuto a volte è la persona stessa; in entrambi i casi la richiesta è comunque quella di “uscire dal tunnel”, di cessare di percorrere la medesima strada avanti e indietro, quasi ci si trovasse protagonisti di un assurdo film senza inizio e senza fine.

LA METÀ OSCURA, LA SCOPERTA DEL NEMICO INVISIBILE

Blocco della performance.

La vita ci mette continuamente davanti nuove sfide e prove da superare. A volte la difficoltà si presenta improvvisa, magari solo nel momento in cui ci si trova a dover svolgere un compito nel modo migliore possibile. È il caso, ad esempio, delle persone che, dovendo parlare in pubblico, temono di trovarsi in difficoltà nonostante che si siano preparati al meglio. Questa paura aumenta se l’evento critico si è già verificato in passato, andando a costruire una vera e propria fobia.

La scoperta del “nemico invisibile” è accorgersi che la difficoltà maggiore non è costituita dal compito in sé, quanto piuttosto dallo stato emotivo che, al momento della prova, può condizionarne l’andamento. Il “fantasma nella macchina” è un problema conosciuto, soprattutto in ambito sportivo dove l’elemento emotivo è in grado di vanificare, in pochi attimi, il lavoro di preparazione svolto per mesi.

Ciò che spontaneamente le persone tendono a fare in questi casi è quello di cercare di scacciare la paura con frasi come “devo stare tranquillo”, “va tutto bene”. Tuttavia questo metodo produce molto spesso risultati paradossali, con un notevole incremento della paura.

La psicologia possiede numerosi strumenti per fronteggiare adeguatamente questo tipo di problema dal momento che, come detto sopra, si tratta di una difficoltà ampiamente studiata perché presente anche nel mondo dello sport.

LA PRIGIONE DI CRISTALLO

Difficoltà nell’incontro con l’Altro.

“Le persone camminano, parlano, s’incontrano, vanno in vacanza, si amano. Tutto accade al di là di un trasparente e impenetrabile vetro. Tutto è così vicino e, al tempo stesso, così irraggiungibile. Tu te ne stai lì, alternando stati d’animo di esaltazione, per una solitudine frutto di una scelta volontaria, almeno così credi, e  di sconforto, quando ti prende il dubbio che, se volessi, non saresti in grado di rompere quel vetro”.

Si potrebbe così riassumere lo stato d’animo di quelle persone che soffrono di una sorta di sindrome del “Passero Solitario”, coloro che “vorrebbero” ma non “possono”, bloccati da un oscuro ostacolo, invisibile a loro e agli altri.

Il desiderio di avere relazioni di amicizia o di amore, il desiderio, più in generale, di partecipare alle gioie della vita, è avvertito in modo consapevole o, molto più spesso, attraverso sensazioni di struggimento che non hanno apparentemente un perché. La persona tende a darsi una spiegazione della sua solitudine o negandola o convincendosi che si tratta di una scelta libera e motivata. In entrambi i casi la sofferenza è sempre presente in ogni attimo della giornata, a volte sottile e impercettibile, a volte come un’angoscia senza nome.

“dove fuggi, uomo, se porti sempre con te la tua ombra?”,

recita una ben nota saggezza. In effetti il tradimento delle proprie innate aspettative di ricerca di relazione e di amore non può che produrre un’ombra nera, che segue la persona ovunque, che non se ne andrà finché non verrà “ascoltata”, finché la persona non deciderà di confrontarsi con le proprie paure e incertezze nella la relazione con l’Altro.

Dott. Federico Milione - Mindesigner
  •  
  •  
  •  
  •  
  •